Storie di donne e uomini

Carrie Fisher, quando le principesse smettono di sognare

Carrie Fisher,

quando le principesse smettono di sognare

La storia e la dipendenza di Carrie

Il 27 dicembre 2016, in seguito ad un arresto cardiaco, muore l’attrice Carrie Fisher all’età di 60 anni. Attrice di svariati film, negli anni ’70 vede il suo più grande successo con la famosissima saga di Star Wars. Con questa divenne famosa, a soli diciannove anni, grazie all’interpretazione della Principessa Leila.

Dopo questa importante esperienza, Carrie iniziò a fare uso di sostanze stupefacenti e alcol che, verso la fine degli anni ’70, la portarono ad avere non poche difficoltà. È il 1978 e nuovamente nei panni della principessa Leila le sue performance e le sue capacità di attrice risultarono gravemente compromesse da questa dipendenza. La situazione non sembrò migliorare, anzi. Negli anni ’80 venne drasticamente licenziata in tronco sul set del film The Blues Brother a causa dell’effetto che le droghe e l’alcol avevano su di lei, imedendole di girare anche una singola scena.

All’età di soli 24 anni, con gli ultimi anni segnati da una profonda spirale autodistruttiva, le viene diagnosticato il Disturbo Bipolare, diagnosi che fatica ad accettare fino a quando, all’età di 28 anni, finisce in overdose. Carrie, stremata, accetta definitivamente la sua malattia, rendendola pubblica nel 1987 e pubblicando il famoso libro semi-autobiografico Cartoline dall’inferno. Nel 2009 porta in scena Whishful Drinking, uno spettacolo teatrale in cui Carrie si racconta, parla di sé e della sua dipendenza con un tocco di humor.

Non deve essere stato semplice per una giovane attrice di fama mondiale accettare una diagnosi di disturbo bipolare e con essa tutte le difficoltà che ne conseguono. Tutti sanno chi è Carrie, una giovane donna, attrice di successo che si confessa al grande pubblico, raccontando di se, rendendo note le sue debolezze e divenendo, così, un modello per le persone con le sue stesse difficoltà.

Il destino ha voluto che il personaggio di Star Wars, Leila, fosse così simile a lei. Infatti, in un’intervista, affermò che l’aver interpretato la Principessa Leila non fu così difficile poiché era semplicemente se stessa. Tuttavia confessò che fu molto complicato il contrario, ovvero liberarsi di un personaggio come Leila: entrambe coraggiose ma al tempo stesso fragili, due lati di una stessa medaglia.

Questo dualismo si riscontra in chi soffre del disturbo bipolare, in quanto si trova a vivere in una condizione di sensazioni contrarie ed opposte tra loro: da una parte la mania e dall’altra l’inibizione. Carrie, infatti, esprimeva questa condizione dicendo che a volte andava molto piano ed altre volte invece molto forte.

Questo potrebbe essere un modo molto semplice per descrivere questa duplicità del disturbo. Andare piano significa vivere a rallentatore, dormire più del dovuto, avere i moventi rallentati, sentirsi depressi per tutto il giorno.

Al contrario andare veloce significa vivere sempre col piede sull’acceleratore. Sentirsi invincibili, pieni di energie, in una sola parola sentirsi euforici. Questo stato di euforia può portare all’abuso di sostanze ed alcol o a compiere azioni potenzialmente pericolose, come il gioco d’azzardo.

Un disturbo che l’ha fatta precipitare nel vuoto più totale ma allo stesso tempo l’ha anche condotta alla fama e all’ammirazione grazie al coraggio che ha avuto nel raccontarsi. Una donna che, trovatasi di fronte ad una tale difficoltà, non si tira indietro ma al contrario decide di affrontarla con grande umiltà ma soprattutto con tanta forza interiore. È diventata un esempio per molti, non nascondendosi ma raccontando la sua dipendenza, la sua vita e la sua malattia. Infatti nell’87 è anche autrice del romanzo semi-autobiografico Cartoline dall’inferno, in cui racconta del difficile rapporto tra una madre, attrice e con problemi di alcol e la figlia Susanne, anche lei attrice e con le stesse problematiche della madre. Negli anni ‘90 da tale libro viene tratto l’omonimo film, diretto da Mike Nichols.  

Come si sviluppa il Disturbo Bipolare

Nel corso della vita il disturbo presenta un costante alternarsi di episodi maniacali e depressivo maggiore (Bipolare I) oppure episodi ipomaniacali e depressivi (Bipolare II). Il disturbo bipolare come tale non va sottovalutato. Infatti questo, se non trattato con le dovute cure, potrebbe arrecare al soggetto che ne soffre non poche difficoltà, divenendo invalidante per la persona. Questo tipo di disturbo si caratterizza di uno stato di alterazione dell’umore, del comportamento, del pensiero e delle emozioni.

Chi ne soffre viaggia su due polarità molto differenti tra loro: l’euforia e la depressione. A volte questo processo accade senza un’apparente motivazione e chi ne soffre generalmente passa da una fase maniacale o ipomaniacale, ad una fase depressiva. Ci sono momenti in cui il soggetto vive in stati di profonda depressione. La persona che ne soffre, infatti, sperimenta:

  • un aumento o riduzione del bisogno di sonno,
  • aumento o perdita del peso corporeo,
  • perdita totale di desideri o di interesse,
  • incapacità di concentrarsi o di prendere decisioni,
  • perdita di energia,
  • senso di colpa o di inadeguatezza,
  • umore depresso per la maggior parte del giorno quasi tutti i giorni,
  • pensieri di morte.

Dall’altro lato, invece, c’è il momento in cui la persona prova qualcosa di molto diverso dallo stato depressivo. Infatti, all’umore depresso si alterna uno

  • stato di euforia che porta il soggetto a vivere sentimenti di grandiosità,
  • riduzione del bisogno di sonno,
  • eccessiva loquacità,
  • flusso del pensiero accelerato,
  • facile distraibilità,
  • coinvolgimento in attività potenzialmente pericolose.

Siamo quindi in presenza di un disturbo in grado di compromettere le normali interazioni sociali e la consueta attività lavorativa. Anche la sfera personale può essere drasticamente colpita e inficiata, proprio come accade a Carrie con sua figlia.

Accettare di soffrirne è sicuramente il primo passo da compiere verso la guarigione. Sebbene la terapia farmacologica sia largamente utilizzata nella cura del disturbo, ricerche scientifiche hanno dimostrato che tale terapia, combinata con la psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale, può portare ad eventi miglioramenti.